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Torrita: Storia, Arte, Paesaggio

rivista di storia locale con periodicità annuale, è edita dal

Circolo Culturale Fra Iacopo da Torrita.

Vittorio Zenardi, critico cinematografico e giornalista è il Direttore responsabile.

Il numero 9 della rivista è stato pubblicato 

Il valore della conoscenza, unica via per la scoperta

e rivalutazione del nostro territorio

Vittorio Zenardi

Con l’analisi del territorio torritese del sito Pantani-Le Gore, presente nei saggi di Micheli, Censini e Furio Durando, questo numero si riallaccia all’ormai “storico” primo numero della rivista, nata dieci anni fa grazie ai componenti del Circolo Fra Jacopo, ed in particolare all’avvocato Sante Bazzoni. L’argomento, se pur già trattato, viene qui ripreso con direttrici diverse ed egualmente interessanti.

Il primo articolo partendo dalla Tabula Peutingeriana, mette in luce come in epoca romana lungo la rete viaria esistesse una lunga serie di mansiones, ovvero le soste dove il viaggiatore poteva riposare, mangiare, ed effettuare il cambio degli animali.

La zona dei Pantanelli- Le Gore, dove si trovava la mansio romana, è stata oggetto di studio in passato da parte del dipartimento di archeologia senese: la testimonianza dell’organizzazione, che ruotava attorno al sito, ci è pervenuta grazie alla varietà e ricchezza di reperti riemersi dagli scavi, inclusi i resti di quella che forse fu la capostipite della razza Chianina. Da ultimo viene fatto riferimento alle frequentazioni legate al culto delle acque della risorgiva, ed alla prima chiesa del territorio torritese.

Censini affronta la questione dell’aspetto geologico, soffermandosi sulle caratteristiche del bacino del Torrente Foenna, e inquadrando l’area delle Gore nell’ottica di identificare una vera e propria risorgiva che si distingue dall’antica palude del Clanis. L’argomentazione trova evidente conferma nelle dettagliate immagini che corredano il saggio, come quella riferita alle quote, la foto aerea del 1954, e lo specifico rilievo del livello della falda freatica nel sottosuolo.

Dopo essersi soffermato sul particolare utilizzo delle acque delle Gore per la macerazione di fibre vegetali, il saggio si chiude con l’auspicio che, questo peculiare ecosistema d’acqua dolce, possa in futuro essere oggetto di recupero ambientale visto lo stato di abbandono in cui versa oggi.

Furio Durando mette in luce alcuni aspetti della cultualità cristiana, nei quali si possono individuare tracce di influenze pagane, partendo da due delle più importanti ricorrenze religiose torritesi: la festa di S. Costanzo martire, vescovo di Perugia, e quella delle martiri SS. Flora e Lucilla.

La festa di S. Costanzo, cade il 29 Gennaio stesso giorno della vigilia del triduo di Candelora, periodo in cui iniziavano i Februalia dell’antica Roma, riti di purificazione di metà inverno compiuti in onore della dea coniuge di Giove. Ma l’autore illustra anche quanto sia diffusa in tutto il territorio torritese la testimonianza dei culti pre-cristiani; nei dintorni di Montefollonico un toponimo, documentato: casalis Feronianu, oggi l’attuale Frignano, è collegato intimamente alla terra, al raccolto, e alla fertilità: temi a cui furono dedicati templi e boschi sacri. Mentre evidenzia in Flora e Lucilla il calco di due divinità romane fortemente legate agli ambiti della fecondità e della riproduzione, delle fioriture e dei raccolti.

Augusto Codogno attraverso uno studio documentale, si adopera per dimostrare la presenza dei Cavalieri gerosolimitani, o cavalieri di Gerusalemme presso la località della Fratta, che è stata un tempo sotto il comune di Torrita. La tenuta, appartenuta tra gli altri alle famiglie Cacciaconti e Monacheschi Pecorai che diedero i natali al famoso Ghino di Tacco, pare che anticamente abbia ospitato lo spedale di San Giovanni al Galegno.

Nel 1469, all’acquisto della tenuta da parte della famiglia Pannilini di Siena, la precettoria già non esisteva più. Rimane oggi la piccola chiesa di San Giovanni sulle cui mura è riposta una lapide che cita una profezia lanciata dal beato Brandano (Bartolomeo Carosi detto anche il pazzo di Cristo) al proprietario della tenuta, Emilio Pannilini, a proposito delle sorti del suo casato.

Nel quinto intervento, Giani Contini ripercorre la genesi della storia della bonifica, con particolare riferimento alle valli interne della Valdichiana, partendo dal prosciugamento dei fondovalle dei castelli di Scrofiano, Sinalunga e Torrita iniziato, nel 1333, con i lavori per la confluenza del Foenna nella Chiana ad opera dello Stato senese.

Descrive come a Torrita, nello specifico, iniziando a bonificare i territori, e sanando la vallata dei Pantanelli e delle Gore, fino a raggiungere la piana dei Salci, riemerse un paesaggio di campi coltivati com’era stato nei tempi precedenti l’impaludamento, e l’incremento della produzione di grano, fece sì che Torrita venisse menzionata nei documenti antichi quale “granaio” di Siena. Si mette poi in evidenza l’importanza della Carta del Ricasoli, seconda solo a quella di Leonardo per importanza documentale, commissionata nel 1551 da Cosimo I de’ Medici. Sempre nell’ottica di comprovare la situazione di aree già bonificate, viene analizzato anche il celebre affresco “La vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana” di Giorgio Vasari, che incredibilmente raffigura un paesaggio in tutto e per tutto corrispondente a quello odierno.

Il saggio si conclude con la menzione ai Lorena, e al Fossombroni, che promossero un programma organico di bonifica che portò all’aspetto della Valdichiana con la connotazione della tipica struttura poderale che conosciamo oggi.

Una tavoletta cinquecentesca esposta alla Pinacoteca Crociani di Montepulciano, che mostra la Vergine a mezzobusto, è l’oggetto di studio dell’articolo di Daniele Simonelli.

L’autore la attribuisce alla mano dell’eclettico artista aretino Giovanni Antonio Lappoli, pittore e suonatore di liuto presente ne Le Vite del Vasari, che nella sua tarda attività lavorò a Montepulciano. A conferma di ciò confronta alcune opere, tra cui l’Immacolata Concezione del 1545, che gli consentono, grazie al dato stilistico, di collocare cronologicamente la tavoletta a cavallo tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta del XVI secolo. Questi appunti sull’attività del Lappoli a Montepulciano, e nel vicino territorio pientino, gli servono ad ampliare il discorso verso alcune proposte di aggiunta al catalogo del pittore.

Mauro Goracci focalizza il suo contributo sul Viva Maria, una delle insorgenze antinapoleoniche scoppiate in Italia fra il 1799 e il 1800 che ebbe tra i teatri di scontro anche il borgo di Torrita di Siena, con l’insurrezione del 13 giugno che vide la popolazione rurale schierarsi con il clero e con l’insorgenza aretina contro i francesi. La dettagliata analisi è stata possibile grazie al ritrovamento, alcuni anni fa negli archivi del comune, di documentazione relativa al periodo dell’insorgenza sanfedista nel nostro territorio, portando così alla luce fatti inediti che ci permettono una nuova valutazione storica.

L’articolo conclusivo di Lucia Micheli e Marco Rossi tratta del Vaiolo e la vaccinazione in Toscana, ripercorrendo le tappe che hanno portato alle attuali pratiche vaccinali. Si evidenzia che i medici del Granducato di Toscana furono tra i primi a sperimentare l’inoculo del vaiolo. Siena, infatti, cominciò le prime procedure tra il 1750 e il 1760, operando con rigore scientifico simile a una sperimentazione clinica dei giorni nostri. Durante il ventennio fascista, anche a Torrita di Siena si ricorda l’importanza della vaccinazione obbligatoria, ed è il Podestà che lo rende noto alla popolazione affiggendo un manifesto. L’argomento, fonte di controversie anche oggi come i fatti di cronaca recente ci ricordano, viene affrontato ribadendo come i vaccini siano stati l’unico modo di prevenire migliaia di nuovi casi di malattia, e di conseguenza, anche le complicanze e le morti ad essa legate. Questo saggio, che mostra come l’eradicazione del vaiolo sia stata possibile, si pone al modo di trait d’union con il precedente visto che sotto la dominazione francese la vaccinazione ebbe un importante impulso.

I vari lavori intrecciandosi tra loro evidenziano che la produzione del Circolo Culturale Fra Jacopo da Torrita da sempre pone l’attenzione su temi storici, artistici, e paesaggistici sempre attuali e degni di approfondimento costante. L’amore e la passione nella realizzazione della rivista, è un chiaro segno dell’attaccamento alla propria terra, e alla cultura, ed è la conferma che la conoscenza può portare a valorizzare una comunità: spetta a tutti noi impegnarsi ogni giorno per custodirla e difenderla.

 Buona lettura!  Vittorio Zenardi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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